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Moro & the Silent Revolution - Absolutely LIVE Gambettola

GambettolaConcerti
Da Sabato 22 Dicembre 2018 • Ore 22:00 a Domenica 23 Dicembre 2018 • Ore 01:00

L’imbarazzo senza scelta: così si chiama il quinto album di inediti di Moro & the Silent Revolution, e il titolo è già una sorpresa. Dopo il folk-pop transatlantico di Home Pastorals, dopo le ballate elettroniche di High & Slow, dopo gli apprezzamenti di Tom Robinson e i passaggi radio sulla BBC, uno dei gruppi italiani più apprezzati in Gran Bretagna fa uscire un disco in italiano. “Guarda Londra” è la traccia che apre l’album – come se Massimiliano Morini da Forlì, quello che le canzoni le scrive e le canta, si fosse già un po’ pentito e sentisse nostalgia d’Albione.

Moro - voce, chitarra elettrica
Checco Girotti - batteria
Jari Fabbri - basso, voce
Enrico Farnedi - tromba, campioni, voce
Lorenzo Gasperoni - chitarra elettrica, voce

apertura ore 21
inizio live ore 22
Ingresso con tessera arci + contributo di 5€

Per saperne di più:
L’imbarazzo è senza scelta perché Morini non lo ha deciso, di scrivere canzoni in italiano – sono venute a cercarlo loro, con l’aria di dire “ci hai girato intorno abbastanza, è ora di farti capire dai tuoi parenti”. Non sono canzoni sostanzialmente diverse da quelle di prima: c’è la canzone d’amore un po’ malinconica, un po’ welleriana (“Amsterdam”), c’è l’attacco polemico mascherato da dichiarazione di insicurezza (“Non c’è male”, “La spiaggia è vuota”), c’è il pop-rock alternativo fintamente candido (“Le donne del porno”). E a parte la novità dei fiati, anche gli strumenti e la musica sono più o meno gli stessi: le chitarre elettriche lievi e impastate, suonate senza plettro le armonie vocali alla CS&N e le voci usate come fossero tappeti di tastiere i bassi pop-wave netti e saltellanti. Soprattutto, come nei dischi precedenti, si sente la volontà di scrivere canzoni che prendono vie strane senza darlo a intendere.
Ma l’italiano, forse la lingua più sbagliata del mondo per questo genere di musica, cambia tutto. Se in inglese c’è una tale abbondanza di monosillabi che costruire versi cantabili diventa quasi una formalità, in italiano la rima fra infiniti o fra futuri, l’abuso di parole tronche telefonate (“me”, “te”, “caffè”, “città”, “tornerà”), sono pericoli costanti. E allora Morini ha cercato di non fare mai rima fra verbo e verbo, fra aggettivo e aggettivo – e allo stesso tempo si è detto che bisognava evitare la rima troppo ricercata. Se c’è tecnica di scrittura, è una tecnica che si nasconde, e si mette sempre al servizio della musica, del modo in cui le parole si devono incastrare in melodia. Le canzoni, qui come nei dischi precedenti di Moro & the Silent Revolution, sono piccoli racconti, spesso con inizi folgoranti, che costringono l’ascoltatore a cambiare punto di vista nel giro di due versi:

Temo che non torni
quando invertivamo le notti e i giorni (“Amsterdam”)
E poi cambia tutto, l’italiano, perché porta le canzoni del gruppo in un’altra tradizione. Per quanto ci si possa sforzare di scrivere canzoni angloamericane in italiano, di tenere Paul Simon, Leonard Cohen, Matt Johnson e Paul Weller come stelle polari, qualcosa di essenziale la lingua lo sposta. Da qualche parte, all’insaputa di chi scrive e suona, si insinuano Battisti e Battiato, e allora tanto vale citare i predecessori, ammettere il debito e segnare la distanza:

Le tavolate piene
le chitarre sotto a un ponte
quando non sapevi niente
e mare nero, mare ne (“E ora ti mancano”)

La nostalgia, oltre all’imbarazzo, è forse la nota dominante del disco: nostalgia per un passato che non si vorrebbe comunque ripetere e ci si è lasciati alle spalle volentieri (“E ora ti mancano”), per un passato che forse ci siamo solo immaginati (“Allora non è vero”), per una donna (“Amsterdam”), per quando le donne ti concedevano solo di seguirle senza costrutto (“Guarda Londra”) o neanche ti guardavano (“I Quindici”). E in fondo è giusto così, perché nel 2019 scrivere canzoni pop-rock con inflessioni new wave, in italiano o in inglese, è già di per sé un atto nostalgico. E la nostalgia, per le persone intelligenti, è sempre un po’ imbarazzante: va presentata come assonanza, mai come rima.
Infine: a volte anche l’imbarazzo è nostalgico e passatista, e di certo lo è l’imbarazzo di fronte alle persone che si mostrano continuamente, sempre felici, sorridenti e di successo (“La spiaggia è vuota”). Moro & the Silent Revolution hanno nostalgia dell’imbarazzo, del pudore, della prudenza piccolo-borghese e della divina sprezzatura, della riservatezza e della riluttanza a comparire nelle foto: per questo hanno deciso di non mostrarsi in nessun modo nella campagna stampa del disco. Anche l’imbarazzo, alla fine, qualche scelta la lascia: meglio sottrarsi, e lasciare al centro della scena una manciata di foto dei primi anni Novanta, in cui compare una ragazza “lunga / rossa e figa” (“Guarda Londra”) in pose fintamente disinvolte, con sorrisi teneramente imbarazzati.

Data

Dal
Al

Luogo e Indirizzo

Gambettola
Via Roma 62
Treessessanta - Ex Macello

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